Cambiamenti Climatici SCIENZA

News da COP28!

Dubai, 07/12/23

Siamo al giro di boa dei negoziati sul clima, le prime bozze stanno per essere chiuse e verranno portate nelle mani dei Ministri che dovranno negoziare il testo finale, quello che farà fede. Insomma, un grande esercizio di diplomazia tra interessi economici e molti delegati dal settore privato. Ci eravamo lasciati qualche giorno fa su The Wom con alcune notizie positive e qualche sospetto sul Presidente di COP28, sultan Al Jaber. Sospetti negativi quelli… che qualche certezza l’hanno portata. Vediamo cosa è successo!

Dopo l’iniziale moderata esultanza per una partenza che faceva ben sperare, arriva pesante la dichiarazione di Al Jaber: “nessuna scienza dimostra che l’uscita dai combustibili fossili sia necessaria per limitare il riscaldamento globale” e questo fa assumere all’approvazione del piano “Loss and Damage” tutt’altra aura. Infatti, facile impressionare il mondo quando si tratta di approvare piani per dare soldi a paesi in via di sviluppo, più difficile uscire dall’era delle fonti fossili e puntare sulle energie rinnovabili che potrebbero mettere a repentaglio la propria posizione di leadership come più grande fornitore di Gas e Petrolio al mondo. Le fonti rinnovabili infatti, in virtù del loro essere presenti ovunque e in gran quantità, portano alla delocalizzazione della produzione di energia. In parole povere, se ognuno iniziasse a produrre la propria energia, tutti saremmo meno dipendenti da uno o due paesi per il nostro approvvigionamento energetico.

In ogni caso, il Sultano ha capito di aver fatto una bella storta, così ha pensato di ritrattare e fare dietrofront affermando di “rispettare le raccomandazioni della scienza sul cambiamento climatico” e sottolineando che “la riduzione e l’uscita dalle fonti fossili sono inevitabili” ma ora la domanda sorge spontanea: quando crede alle sue stesse parole? forse non lo sapremo mai, ma noi di certo ci crediamo molto poco e se la loro transizione energetica avverrà, accadrà solo perché vogliono continuare ad imporsi come principali fornitori di energia.

Scivoloni a parte, i lavori alla conferenza continuano e le prime bozze sono pronte prima del previsto! Tra i testi più attesi c’è quello su Global Stocktake, un documento di più di 20 pagine e 193 paragrafi. 

La buona notizia è che il “phase out” e non il “phase down” (quindi l’eliminazione dellle fossili) è presente nel testo. Da decidere ora c’è il come esplicitarlo nella frase. Come sempre, una pura questione di parole sulle quali pesa la responsabilità del futuro di 8 miliardi di persone.

Su questo argomento, ci sono due righe di testo sul tavolo e sono contenute nell’articolo 35 punto c) e sono:

  • “orderly and just phase out” questa è la frase che tutti ci auguriamo venga approvata.
  • “accelerating efforts towards phasing out unabated fossil fuels” questa è l’opzione più graduale e di cui non abbiamo bisogno ma meglio di niente..

Al punto d) dello stesso articolo ci si concentra invece sulla parola “Unbated” . Per Unbated si intendono tutti quei combustibili fossili le cui emissioni di CO2 non possono essere abbattute attraverso tecnologie di cattura e stoccaggio. Venendo al testo, ci auguriamo che venga tenuta la frase in cui si dice che è necessario cessare immediatamente la possibilità di produrre nuova energia dalle fonti fossili le cui emissioni non possono essere abbattute. Ecco, in realtà secondo una recente pubblicazione di Oxford, le tecnologie di abbattimento di emissioni non sono ancora pronte e di conseguenza la frase corretta dovrebbe terminare dopo la parola “fossili” ma sappiamo tutti che questo non avverrà.

Un’altra ombra che è spuntata fuori, riguarda il numero di lobbisti presenti al negoziato, un numero mai visto prima 2,456! A loro è stato concesso un numero di pass superiore addirittura a quasi tutte le delegazioni nazionali ma non solo, superiore anche alla somma di quelli concessi a ben 10 dei paesi ritenuti più vulnerabili, i quali ne hanno avuti solo 1509. Insomma, la lobby del petrolio è seconda solo agli Emirati Arabi Uniti, paese ospitante, che ne ha 4,409.

La loro presenza non è stata accolta bene dagli attivisti, i quali affermano che è “oltre ogni giustificazione” e segnalano come le industrie inquinanti stanno cercando di portare avanti un’agenda sui combustibili fossili a scapito delle comunità in prima linea.

Aspettiamo con il fiato sospeso le evoluzioni e le conclusioni che conosceremo solo dopo il 12!! Le COP devono mettere insieme circa 200 volontà, opinioni e richieste provenienti da altrettante realtà diverse. Infatti, i paesi firmatari partono tutti da situazioni economiche e prospettive molto diverse, quindi trovare un accordo è molto complesso. Questa non è una giustificazione per non fare niente e allo stesso tempo è l’unico strumento, seppur lento e pieno di contraddizioni, che abbiamo per provare a fare qualcosa a livello internazionale.

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