Recovery Fund e ambiente, cosa dobbiamo aspettarci?

crop payroll clerk counting money while sitting at table

Il Recovery Fund, letteralmente significa “fondo di recupero” ed è lo strumento individuato dalla Commissione europea per rilanciare le economie dei Paesi membri (più colpiti) dalla crisi causata dall’epidemia da coronavirus.

Il piano annunciato lo scorso 27 maggio dalla presidente della Commissione europea Von Der Leyen parlava di 750 miliardi di euro, 500 da stanziare direttamente agli Stati membri e 250 di prestiti.

All’Italia, stando a un documento interno della Commissione, è stata destinata la fetta più grossa di questo fondo: circa 172 miliardi, di cui 81,8 miliardi stanziati a fondo perduto e prestiti ulteriori per 90,9 miliardi.

Perché i fondi europei non possono ignorare l’ambiente?

Secondo i più grandi esperti mondiali di economia che lo scorso anno si sono riuniti a Davos, con i cambiamenti climatici è a rischio oltre la metà del PIL globale. Pochi giorni dopo il Covid-19 ha messo in ginocchio il mondo colpendolo sui suoi pilastri portanti.

È importante che i soldi del Recovery fund vengano utilizzati bene. Abbiamo ricevuto la quota maggiore tra i Paesi membri, circa il 28% del totale.

Non possiamo giocarci male questa occasione ed è di vitale importanza che tutte e sei le aree di azione che riguardano le missioni di questo fondo, abbiano come comune denominatore l’essere declinate in maniera ambientalmente sostenibile.

Il problema climatico è di portata enorme proprio perché ha ripercussioni economiche, sociali, sanitarie e umanitarie. Quindi è proprio allo stesso modo che dovrebbero essere investiti questi fondi.

L’unico futuro che riesco a vedere come possibile è legato alla circolarità della nostra economia e al supporto di compagnie votate alla sostenibilità delle filiere produttive, così come nella necessità di un risparmio energetico e nell’uso di una tecnologia che veda sempre meno il carbonio come primo attore. È la nostra ultima Occasione, approfittiamone!.

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